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Archeologia al Castello: frammenti di vita quotidiana

Le origini del Museo Civico Castelbuono si intrecciano con la storia stessa del Castello dei Ventimiglia, luogo in cui il museo trova sede. 
La sezione archeologica restituisce i risultati delle campagne di scavo condotte tra il 1996 e il 1997, trasformando i reperti in testimonianze concrete della vita quotidiana.
Oggetti, tracce e materiali raccontano gesti, abitudini e presenze: frammenti che permettono di ricostruire le esperienze delle comunità che hanno abitato questi spazi nel corso del tempo.

L'Epigrafe di Fondazione (1317)

Una lastra di marmo. Una data. L'inizio di tutto.
L'epigrafe di Francesco I Ventimiglia è il documento più prezioso della sezione archeologica: ci dice con precisione assoluta quando e perché Castelbuono è nata.

Una scelta che cambia tutto

Siamo nel 1317. I Ventimiglia, potente famiglia normanna al governo dell'intera Contea delle Madonie, prendono una decisione destinata a trasformare il territorio per sempre: abbandonare la rocca rupestre di Geraci — inespugnabile, ma ormai troppo isolata per le esigenze di una corte in crescita — e costruire una nuova residenza su un poggio più aperto, più salubre, più adatto al controllo del territorio.

Il luogo scelto è il poggio di San Pietro a Castelbuono. Il progetto non è una semplice fortezza: è un palazzo. Un castello pensato non solo per difendere, ma per governare, rappresentare, abitare.
Nasce così il Castrum Bonum — il Castello Buono — e con esso la città che ancora oggi porta quel nome.

Perché questa epigrafe è straordinaria

In un'epoca in cui le fonti scritte sono rare e spesso imprecise, un'iscrizione che fissa con certezza una data di fondazione è un documento eccezionale. L'epigrafe di Francesco I Ventimiglia non è solo un reperto: è l'atto di nascita di Castelbuono.

 

Prima del Castello: la Torre e l’antico Borgo di Ypsigro 

Il Castello dei Ventimiglia ha radici più antiche di quanto sembri. Prima che diventasse la residenza palaziale che ammiriamo oggi, questo colle aveva già una storia da raccontare.

Un luogo fresco, già abitato

Il nome dice tutto: Ypsigro significa luogo fresco. Ancora prima della fondazione del castello, il colle ospitava un antico casale di origine bizantina — un insediamento vivo, abitato, radicato nel territorio delle Madonie.

A vegliare su questo borgo, nel XII secolo, si ergeva una torre di avvistamento: una struttura semplice ma robusta, alta circa 8 metri, pensata non solo per la guerra ma anche per il controllo delle campagne e dei raccolti circostanti.

Il dettaglio che racconta un'epoca

Come ci si entrava? Solo dal primo piano, attraverso una scala retrattile. In caso di pericolo, bastava tirarla su per restare al sicuro all'interno. Un sistema elementare e geniale che rivela molto sulla vita — e sulla paura — di quei secoli.

Dal borgo al castello

Attorno a questa prima torre crebbe nel tempo la fortezza, poi trasformata in residenza palaziale dai Ventimiglia. Un'evoluzione lunga secoli, dal Belvedere di Ypsigro al Castrum Bonum, che i reperti della sezione archeologica raccontano oggetto per oggetto: vasellame, utensili, monete e materiale lapideo.
Tracce silenziose della vita quotidiana che qui si svolgeva.

La vita quotidiana: tra cucina e banchetti

Cosa si mangiava al castello? Come si cucinava? Come si illuminavano le sale dopo il tramonto? I reperti della sezione archeologica esposti al Museo Civico Castelbuono rispondono a queste domande con una concretezza sorprendente — e ci avvicinano alla vita vera di chi abitava queste mura.

A tavola con i Ventimiglia

Le brocche decorate con motivi geometrici verdi e bruni raccontano l'eleganza della tavola aristocratica siciliana del Medioevo. Ma il reperto più straordinario è una forchetta del Trecento.

Un oggetto che oggi diamo per scontato era allora un lusso rarissimo, accessibile solo all'aristocrazia. La stragrande maggioranza delle persone mangiava ancora con le mani o al massimo con un cucchiaio. Tenere in mano quella forchetta significava appartenere a un altro mondo.

In cucina, tra fumo e fuoco

Accanto alla raffinatezza della tavola, le vetrine conservano gli strumenti del lavoro quotidiano: le pentole in ceramica usate ogni giorno per cucinare. Molti frammenti portano ancora i segni del fumo e del fuoco — prove concrete che venivano messe direttamente sulle fiamme per preparare i pasti serviti nei banchetti nobiliari.

Quando calava il buio

Senza luce elettrica, la vita al Castello di Castelbuono si reggeva su piccole lucerne oggi esposte al pubblico. Non erano semplici oggetti decorativi: erano strumenti indispensabili che scandivano i ritmi di ogni giornata, rendendo abitabili saloni e corridoi anche nelle ore notturne.
Una fiammella tenue, ma capace di tenere viva la casa.